In relazione all’ultimo post di Claudio, se per caso pensate che le cartoline sono una di quelle cose che se ricevute digitalmente “non è la stessa cosa” e quindi viaggeranno sempre per carta, andatevi a vedere questo servizio.
Il valore massimo della commessa è di 25 milioni di euro su quattro anni. Possono partecipare solo aziende molto importanti – che hanno una rete di sportelli aperti al pubblico che copre l’80% dei comuni italiani con più di 10.000 abitanti.
Insomma le Poste o al massimo qualche consorzio di banche. Ma perchè le banche dovrebbero avere voglia, per 6.250.000 euro/anno, di mettersi in un business così?
Non per nulla ci sono state un sacco di
critiche sul fatto che il bando (oltretutto uscito in Agosto, quando tutti gli italiani sono in vacanza, con data di presentazione offerta ai primi di settembre) fosse stato fatto “apposta per le Poste Italiane”.“Apposta” come “apposta” la Strega fece la mela avvelenata per Biancaneve.
Il vincitore della gara dovrà: (i) mettere su il sistema (probabilmente Poste ha già tutto quello che serve); (ii) gestire il sistema (anche qui probabilmente per Poste questo non dovrebbe creare costi aggiuntivi rispetto alla infrastruttura che hanno già); (iii) identificare “di persona” tutti coloro che chiederanno di aprire un account (altrimenti perchè chiedere gli sportelli…).
Il costo per identificare una persona “di persona”, ipotizzando, molto molto ottimisticamente, che ci vogliano 5 minuti fra fotocopie e tutto, è pari a 2 euro.
Il problema è che, se sei le Poste, a questo devi “aggiungere” il fatto che chi utilizzerà il servizio probabilmente le raccomandate alla pubblica amministrazione non le manderà più via carta. Insomma perdi fatturato, e tanto.
Ho provato a fare qualche conto, facendo l’ipotesi che ogni cittadino invii in media due raccomandate l’anno alla PA e ne riceva altrettante.
Secondo il mio
modellino, fin quando gli iscritti sono meno di 520.000 va tutto bene e il business guadagna o è in pari.Se passano a un milione, diventa un bagno di sangue (-23 milioni di Euro).
Se per caso è un successone e si iscrivono in dieci milioni, la perdita per Poste sui quattro anni è di 450 milioni di euro.
Ovviamente è possibile che gli italiani scambino meno di 4 raccomandate l’anno con la PA (e quindi la perdita vera diminuisce).
Altrettanto ovviamente un simile servizio primo o poi verrebbe utilizzato (sia pure a pagamento) anche per mandare raccomandate normali. Il problema qui è che la tariffa non potrebbe che essere significativamente inferiore a 3.2 euro. Diciamo al massimo un euro. Ed è tutto fatturato Poste vaporizzato in più.
Però sono fatti di Poste, dite voi.
Io, come cittadino, mi domando come potranno le Poste gestire un servizio così in contrasto di interessi con il proprio business. Mi sembra una ricetta per un disastro annunciato.
Provocatoriamente, non era meglio, se l’obiettivo dell’amministrazione era di non ricevere più raccomandate in carta, fare un bell’accordo con le Poste con il quale la Amministrazione si impegna a pagare 3.2 euro (il costo di una raccomandata) per ogni raccomandata che le Poste riusciranno in qualche modo a farle avere in formato elettronico?
Le obiezioni che si tratti di uno strumento solo italiano (so what?) e che la mail firmata digitalmente fa le stesse cose della PEC è debole (la mail firmata certifica al mio destinatario che il messaggio viene realmente da me, ma non mi aiuta a dimostrare che ho realmente inviato la mail e quindi non “fa da raccomandata”) – e gli oltre 200 milioni di raccomandate inviate ogni anno stanno a testimoniarlo.

