In relazione all’ultimo post di Claudio, se per caso pensate che le cartoline sono una di quelle cose che se ricevute digitalmente “non è la stessa cosa” e quindi viaggeranno sempre per carta, andatevi a vedere questo servizio.


Permette di inviare cartoncini di invito e cartoline via Facebook, che probabilmente diventerà la nostra “agenda” degli indirizzi. Il servizio – targettato ad un pubblico femminile – è a pagamento (e al momento è in pre-beta non operativo). Non è detto che abbia successo sul mercato. Il punto è che dimostra come le cartoline digitali possano essere belle almeno quanto quelle di carta.

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L’altro giorno è finalmente uscito il capitolato della gara del Ministero della Innovazione per la PEC “gratis per tutti gli italiani”.

Il valore massimo della commessa è di 25 milioni di euro su quattro anni. Possono partecipare solo aziende molto importanti – che hanno una rete di sportelli aperti al pubblico che copre l’80% dei comuni italiani con più di 10.000 abitanti.

Insomma le Poste o al massimo qualche consorzio di banche. Ma perchè le banche dovrebbero avere voglia, per 6.250.000 euro/anno, di mettersi in un business così?

Non per nulla ci sono state un sacco di critiche sul fatto che il bando (oltretutto uscito in Agosto, quando tutti gli italiani sono in vacanza, con data di presentazione offerta ai primi di settembre) fosse stato fatto “apposta per le Poste Italiane”.

“Apposta” come “apposta” la Strega fece la mela avvelenata per Biancaneve.

Il vincitore della gara dovrà: (i) mettere su il sistema (probabilmente Poste ha già tutto quello che serve); (ii) gestire il sistema (anche qui probabilmente per Poste questo non dovrebbe creare costi aggiuntivi rispetto alla infrastruttura che hanno già); (iii) identificare “di persona” tutti coloro che chiederanno di aprire un account (altrimenti perchè chiedere gli sportelli…).

Il costo per identificare una persona “di persona”, ipotizzando, molto molto ottimisticamente, che ci vogliano 5 minuti fra fotocopie e tutto, è pari a 2 euro.

Il problema è che, se sei le Poste, a questo devi “aggiungere” il fatto che chi utilizzerà il servizio probabilmente le raccomandate alla pubblica amministrazione non le manderà più via carta. Insomma perdi fatturato, e tanto.

Ho provato a fare qualche conto, facendo l’ipotesi che ogni cittadino invii in media due raccomandate l’anno alla PA e ne riceva altrettante.

Secondo il mio modellino, fin quando gli iscritti sono meno di 520.000 va tutto bene e il business guadagna o è in pari.

Se passano a un milione, diventa un bagno di sangue (-23 milioni di Euro).

Se per caso è un successone e si iscrivono in dieci milioni, la perdita per Poste sui quattro anni è di 450 milioni di euro.

Ovviamente è possibile che gli italiani scambino meno di 4 raccomandate l’anno con la PA (e quindi la perdita vera diminuisce).

Altrettanto ovviamente un simile servizio primo o poi verrebbe utilizzato (sia pure a pagamento) anche per mandare raccomandate normali. Il problema qui è che la tariffa non potrebbe che essere significativamente inferiore a 3.2 euro. Diciamo al massimo un euro. Ed è tutto fatturato Poste vaporizzato in più.

Però sono fatti di Poste, dite voi.

Io, come cittadino, mi domando come potranno le Poste gestire un servizio così in contrasto di interessi con il proprio business. Mi sembra una ricetta per un disastro annunciato.

Provocatoriamente, non era meglio, se l’obiettivo dell’amministrazione era di non ricevere più raccomandate in carta, fare un bell’accordo con le Poste con il quale la Amministrazione si impegna a pagare 3.2 euro (il costo di una raccomandata) per ogni raccomandata che le Poste riusciranno in qualche modo a farle avere in formato elettronico?

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Il ministro Brunetta ha deciso di dare gratis una casella di mail PEC ad ogni italiano che vorrà richiederla.A mio parere, è una idea assolutamente brillante. L’unica maniera perché la gente cominci ad usare la PEC è che ce l’abbiano anche gli altri.
 
Le
obiezioni che si tratti di uno strumento solo italiano (so what?) e che la mail firmata digitalmente fa le stesse cose della PEC è debole (la mail firmata certifica al mio destinatario che il messaggio viene realmente da me, ma non mi aiuta a dimostrare che ho realmente inviato la mail e quindi non “fa da raccomandata”)  – e gli oltre 200 milioni di raccomandate inviate ogni anno stanno a testimoniarlo.
 
Quella del rischio di creazione di una “situazione dominante” è vera ma quasi ingenua. Le situazioni dominanti esistono. Punto. Bisogna solo fare si che non se ne abusi. Oggi in quanti sono a distribuire le raccomandate di carta? Mi pare in uno solo. Sicuramente chi vincerà la gara si troverà ad aver superato il problema di “massa critica” che al momento fa sì che fornire servizi PEC sia un business assai poco interessante. Sicuramente proverà a sfrutture questo vantaggio per fare più soldi possibile, ma altrettanto sicuramente ci sono n sistemi per controllare che non si abusi di una situazione dominante. 
 
Il vero problema è che gratis non basta per garantire il successo di questa iniziativa.
 
L’adozione di un nuovo servizio internet è legata alla sua frequenza d’uso (smetterò di usare un servizio che uso solo una volta l’anno, anche se è bellissimo e gratuito, perchè dopo 12 mesi mi sarò dimenticato sua esistenza) e dipende moltissimo anche dalla sua “immediatezza” (cioè da quanto poco sforzo devo fare per attivarlo e continuare a usarlo). Per cominciare ad usare la PEC devo andare di persona a farmi identificare presso il gestore (operazione costosa per il gestore e poco gradita dal cliente, a giudicare dai tassi di adozione della PEC…). Per inviare messaggi devo sapere qual’è l’indirizzo PEC del destinatario (che è ovviamente diverso da quello che è già in testa alla raccomandata che voglio spedire).
 
Invece, per mandare una raccomandata via posta tradizionale mi basta stampare la lettera, metterla in una busta, e darla alla Signora Maria che in Posta ci va comunque. Mi costa 5 euro, come due cappuccini e due cornetti. Insomma a mio parere c’è un forte rischio che il regalo della PEC finisca per essere utilizzato poco, con il solito seguito di critiche – stupide ma seccanti – di “io l’avevo detto che non avrebbe funzionato”.
 
Il servizio PEC che lo Stato deve offrire deve:
 
1) essere gratuito (sia per la pubblica amministrazione che per il cittadino)
 
2) essere strafacile da attivare (niente identificazione presso la sede del gestore – costo 10-50 euro a testa – ma identificazione tramite invio di una lettera con codice segreto – costo da 0,8 a 5 euro)
 
3) essere strafacile da usare (no nuovi indirizzi, usiamo gli indirizzi della posta cartacea perchè quelli abbiamo)
 
4) prestarsi ad un utilizzo più frequente (non solo per le raccomandate che scambio con la PA, ma per tutte le raccomandate e tutte le comunicazioni “business” che ricevo via posta, incluse bollette, conti correnti bancari, fatture, e, perchè no, giornali e riviste in formato pdf)
 
5) offrire tutte le garanzie della PEC “standard”.
 
Ovviamente non si inventa mai nulla. Una piccola start-up americana (www. zumbox.com) ha lanciato già un servizio con queste caratteristiche. Invece di creare nuovi indirizzi di posta certificata (che ovviamente creano un problema di “interoperabilità” con il sistema attuale perchè tocca aggiornare tutti gli archivi) o di utilizzare indirizzi di posta elettronica “normale” (che non garantiscono – salvo fare diventare tutti i fornitori di servizi di mail fornitori di servizi di posta certificata – la “dimostrabilità di avvenuto invio e ricezione”) loro hanno semplicemente “mappato” tutti gli indirizzi postali fisici USA in caselle di posta elettronica. Quindi, ad esempio, hanno creato una casella di mail che “corrisponde” all’indirizzo John Ford, Main Street 10, Boston.Poi hanno deciso di utilizzare un modo molto semplice e a basso costo (l’invio di un codice segreto per posta a valle di una richiesta di attribuzione dell’indirizzo fatta via sito) per assegnare le caselle ai “legittimi utenti”.
 
Ovviamente, non essendoci negli USA l’attenzione al tema “posta certificata” e “eliminazione raccomandate di carta” che c’è da noi, Zumbox fatica non poco a attirare nuovi utenti. 
 
Sarebbe possibile:
 
1) Offrire la piattaforma “white labeled” attraverso un operatore italiano tipo Poste, Telecom, Enel (vantaggio rispetto alla PEC tradizionale: impatto molto più forte e costo molto più basso)
 
2) Offrire direttamente la piattaforma USA (riportata in Italia) attraverso un accordo fra Stato Italiano e start-up (magari con il supporto di un operatore italiano)
 
3) Fare riprodurre ad un operatore italiano le funzionalità della piattaforma USA con un investimento limitato (<2M di euro).
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